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Indice · Sommario · Introduzione · Capitolo I · Capitolo II · Programmi di Sospensione Lenta · Capitolo III
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CAPITOLO III: SINTOMI DI ASTINENZA CAUSATI DALLE BENZODIAZEPINE

LE BENZODIAZEPINE: COME AGISCONO E
COME SOSPENDERNE L'ASSUNZIONE

(Il Manuale di Ashton noto come "The Ashton Manual")

• PROTOCOLLO PER LA SOSPENSIONE DELL'ASSUNZIONE DELLE BENZODIAZEPINE
• Informazioni provenienti da una ricerca medica, effettuata in una clinica specializzata nella disintossicazione dalle benzodiazepine

Professoressa C Heather Ashton DM, FRCP
Edizione Riveduta Agosto 2002


Il Manuale di Ashton Indice
Sommario
Introduzione
Capitolo I: Le benzodiazepine: come agiscono nell'organismo
Capitolo II: Come sospendere l'assunzione delle benzodiazepine dopo l'uso prolungato
Capitolo II: Programmi di sospensione lenta
• Capitolo III: Sintomi di astinenza causati dalle benzodiazepine. Sintomi acuti e sintomi persistenti

CAPITOLO III

SINTOMI DI ASTINENZA CAUSATI DALLE BENZODIAZEPINE. SINTOMI ACUTI E SINTOMI PERSISTENTI.

Meccanismi di reazione alla sospensione del farmaco

Sintomi acuti derivati dalla sospensione

Elenco dettagliato dei sintomi, le loro cause e come gestirli
    Insonnia, incubi, disturbi del sonno
    Ricordi intrusivi
    Attacchi di panico
    Ansia generalizzata, panico e fobie
    Tecniche psicologiche
    Terapie mediche complementari
    Esercizi fisici ed altre tecniche
    Ipersensibilità sensoriale
    Depersonalizzazione, derealizzazione
    Allucinazioni, illusioni, distorsioni percettive
    Depressione, aggressività, ossessioni
    Sintomi muscolari
    Sensazioni del corpo
    Cuore e polmoni
    Problemi di equilibrio
    Problemi digestivi
    Il sistema immunitario
    Problemi delle ghiandole endocrine
    Le crisi convulsive e gli attacchi epilettici

Medicine complementari utili durante la sospensione delle benzodiazepine
    Antidepressivi
    Beta-bloccanti
    Ipnotici e sedativi
    Altri farmaci

L'assunzione di benzodiazepine in casi-situazioni particolari durante e dopo la sospensione

Dieta, bevande ed esercizio fisico
    Fumare

Il decorso del processo di sospensione

I sintomi da sospensione persistenti (a lungo termine)
    Ansia
    Depressione
    Insonnia
    Disturbi sensoriali e motori
    I meccanismi che probabilmente provocano la persistenza di sintomi sensoriali e motori
    Problemi cognitivi e di memoria
    Le benzodiazepine causano danni cerebrali strutturali?
    Sintomi gastrointestinali
    Come gestire i sintomi persistenti
    Per quanto tempo le benzodiazepine rimangono nell'organismo dopo aver terminato il processo di sospensione?

Epilogo
    Formazione professionale
    Ricerca
    Terapie
    Creazione di strutture specifiche

Ulteriori letture

Tabella 1. Sintomi da sospensione delle benzodiazepine
Tabella 2. Sintomi causati dalla sospensione di antidepressivi
Tabella 3. Alcuni sintomi persistenti causati dalla sospensione di benzodiazepine
Tabella 4. Alcune delle cause che possono provocare sintomi da sospensione persistenti

Il Capitolo I descrive come agiscono le benzodiazepine nell’organismo e come si sviluppano la tolleranza e la dipendenza. Il Capitolo II tratta il tema della necessità di una riduzione graduale, lenta e fornisce esempi pratici per sospendere l’assunzione di benzodiazepine. Questo Capitolo contiene informazioni su quello che accade mentre le benzodiazepine vengono eliminate dall’organismo, durante e dopo il processo di riduzione e sospensione totale di assunzione delle sostanze. Principalmente viene trattato l’argomento dei sintomi da astinenza e di come gestirli se si manifestano.
Non si ripeterà mai abbastanza che i sintomi da sospensione possono essere diminuiti ed in gran parte evitati. Occorre effettuare una riduzione graduale, lenta e che venga adattata alle necessità personali, peculiari di ciascun individuo, come sottolineato nel Capitolo II. Nonostante ciò alcune persone, che assumono cronicamente benzodiazepine, ad un certo punto cominciano ad avvertire sintomi da astinenza, benchè stiano prendendo i farmaci. Questo fenomeno è dovuto allo sviluppo di tolleranza alle benzodiazepine (Capitolo I). A volte induce i medici ad aumentare la dose di farmaco o ad aggiungere l’assunzione di un’altra benzodiazepina. Un’analisi dello studio effettuato sui primi 50 pazienti, che si erano rivolti alla mia clinica specializzata nella sospensione dalle benzodiazepine, ha evidenziato che tutti avevano avuto sintomi da sospensione al momento della prima visita. Stavano ancora assumendo la dose a loro regolarmente prescritta dal medico (12 di loro stavano assumendo, su regolare prescrizione medica, due benzodiazepine contemporaneamente). I loro sintomi comprendevano tutta la vasta gamma di manifestazioni, fisiche e psicologiche, riconducibili direttamente ai sintomi da sospensione delle benzodiazepine. Il processo di sospensione lenta da queste sostanze produsse un lieve incremento di questi sintomi, che diminuirono dopo la totale sospensione del farmaco.
Le persone che sviluppano i sintomi da sospensione più acuti sono, generalmente, quelle che hanno cessato l’assunzione troppo rapidamente. La mancanza di una spiegazione dei sintomi, spesso, ne aumenta la sofferenza ed introduce ulteriori timori ("Sto’ diventando pazzo?"). Tutto questo ingigantisce i sintomi. Alcuni, a causa di queste esperienze terribili, hanno vissuto in una condizione paragonabile alla sindrome post traumatica da stress (PTSD). Ma una giusta spiegazione dei motivi e della natura di tutti i sintomi che si presentano, può fare molto per diminuire lo smarrimento e la paura associata con il momento legato alla sospensione delle benzodiazepine. Può anche contribuire ad impedire l’insorgere di effetti indesiderati persistenti (a lungo termine). Le reazioni provocate dalla sospensione del farmaco, in effetti, costituiscono una risposta normale all’interruzione dell’assunzione di molte sostanze che si usano cronicamente come l’alcool, i narcotici, gli antipsicotici, gli antidepressivi e perfino alcuni rimedi prescritti per l’angina pectoris e l’ipertensione.

Meccanismi di reazione alla sospensione del farmaco. In generale, le reazioni che si sviluppano alla sospensione di un farmaco consistono, si può dire, in un'immagine che riflette, come in uno specchio, gli effetti opposti a quelli per i quali la medicina è stata inizialmente prescritta. Nel caso delle benzodiazepine, l’interruzione improvvisa dopo un uso cronico prolungato, può comportare l’insorgere di mancanza di sonno quando ci si va a coricare e la relativa comparsa dell’insonnia o incubi. Il rilassamento muscolare può essere rimpiazzato da una forte tensione muscolare e da spasmi muscolari. La tranquillità può lasciare il posto ad una forte ansia o ad attacchi di panico. Gli effetti anticonvulsivanti a crisi epilettiche. Queste reazioni sono provocate dalla brusca esposizione, al normale funzionamento del sistema nervoso, degli adattamenti che si sono prodotti nei recettori del GABA, in risposta alla presenza cronica delle benzodiazepine nell’organismo. La brusca sospensione del farmaco, in un certo senso, letteralmente “spalanca le porte” ad una serie precisa di fenomeni indesiderati. Il risultato è un’iperattività di rimbalzo di tutti i sistemi fisiologici che sono stati influenzati dall’effetto inibitorio delle benzodiazepine: adesso non incontrano più alcuna resistenza. Tutti i meccanismi eccitatori del sistema nervoso appare comincino a funzionare in misura eccessiva. Solo successivamente e lentamente si produrranno nuove forme di adattamento naturale dei recettori del GABA, a questa situazione, che è dovuta all’assenza di benzodiazepine. Fino a quando non si raggiungerà, attraverso una graduale ripresa funzionale dei recettori del GABA, un nuovo naturale equilibrio, il cervello ed il sistema nervoso periferico permarranno in uno stato di eccessiva eccitabilità e saranno estremamente vulnerabili allo stress.

Sintomi acuti derivati dalla sospensione. L'effetto principale delle benzodiazepine è quello ansiolitico. Per questo sono nate, e si sono sviluppate principalmente come tranquillanti. Di conseguenza quasi tutti i sintomi acuti, relativi alla loro sospensione, riguardano la componente ansiogena. Questi sintomi sono stati descritti nelle condizioni di ansia in persone che non hanno mai assunto una benzodiazepina. Sono stati riconosciuti come sintomi psicologici e fisici dell’ansia molto prima della scoperta delle benzodiazepine. Tuttavia, una serie particolare di sintomi ricorre nel processo di sospensione dalle benzodiazepine. Tali sintomi comprendono l'ipersensibilità agli stimoli sensoriali (i suoni, la luce, il tatto, i sapori e gli odori) e le distorsioni percettive (per esempio la sensazione del pavimento ondeggiante, la sensazione di essere in movimento quando si è fermi, l’impressione che le pareti o i pavimenti si inclinino, la sensazione di camminare su cotone). Inoltre sembra esserci un'incidenza più alta, rispetto ai normali stati ansiogeni, di condizioni di depersonalizzazione, derealizzazione e sensazioni di formicolio e di intorpidimento. Non sono inusuali, durante la riduzione e successiva sospensione dell’assunzione di benzodiazepine (mentre sono piuttosto insolite nei comuni stati di ansia), allucinazioni visive, distorsioni dell’immagine del proprio corpo ("Sento che la mia testa è come un pallone”), la sensazione di avere degli insetti che strisciano sulla pelle, le contrazioni muscolari e la perdita di peso.

Nella Tabella 1 sono elencati i sintomi che furono descritti, spontaneamente, dai pazienti nella mia clinica specializzata. Senza dubbio è una lista molto lunga e, probabilmente, non comprende tutta la gamma di sintomi che, in concreto, possono manifestarsi. Naturalmente il singolo paziente non soffre di tutti i sintomi illustrati. Ma di nessuno di questi sintomi se ne può, a priori, escludere l’insorgenza. I sintomi di astinenza sembrano identificarsi e dirigersi nei punti più vulnerabili del paziente: se questo è propenso al mal di testa, le emicranie diventano più forti durante la riduzione della dose e/o dopo la sospensione. Se ha una certa predisposizione al "colon irritabile", possono aggravarsi i problemi gastrointestinali. Quasi sempre questi sintomi sono passeggeri e possono minimizzarsi. Se si capisce bene qual è la causa che li scatena, generano meno paura e sembrano meno preoccupanti o strani. Inoltre i pazienti possono imparare delle tecniche per alleviare o controllare molti di questi sintomi: possono fare molto per aiutare se stessi.

TABELLA 1. SINTOMI DA SOSPENSIONE DELLE BENZODIAZEPINE

SINTOMI PSICOLOGICI
Eccitabilità (nervosismo, inquietudine)
Insonnia, incubi, altri disturbi del sonno
Aumento dell’ansia, attacchi di panico
Agorafobia, fobia sociale
Distorsioni percettive
Depersonalizzazione, derealizzazione
Allucinazioni, percezioni falsate
Depressione
Ossessioni
Pensieri paranoici
Collera, aggressività, irritabilità
Difficoltà di memoria e concentrazione
Ricordi intrusivi
Capricci, invidie (raramente)

SINTOMI FISICI
Emicranie (mal di testa)
Dolori/rigidità - (braccia-gambe, schiena, collo, denti, mascella)
Formicolio, intorpidimento, percezione alterata - (braccia-gambe, faccia, tronco)
Debolezza ("gambe molli”, “gambe che tremano”)
Affaticamento, sintomi simili a quelli dell’influenza
Contrazioni muscolari, scatti, tic, sensazioni di "scosse elettriche"
Tremori
Capogiri, stato confusionale, mancanza di equilibrio
Occhi irritati o asciutti, disturbi di vista
Tinnito
Ipersensibilità - (alla luce, al suono, alle sensazioni tattili, gustative, olfattive)
Disturbi gastrointestinali - (nausea, vomito, diarrea,
stipsi, dolore, gonfiore addominale, difficoltà ad inghiottire)
Cambiamento nell’appetito e/o del peso
Bocca asciutta, gusto metallico in bocca, alito cattivo
Vampate di calore, sudorazione, palpitazioni
Affanno
Disturbi urinari, problemi mestruali
Eruzioni cutanee, prurito
Convulsioni (raramente)

Tutti questi sintomi sono stati descritti da pazienti che stavano riducendo la dose o che avevano sospeso l'assunzione di benzodiazepine. Non sono elencati in nessun ordine particolare e poche di queste manifestazioni, se anche riportate, sono specifiche dell'astinenza dalle benzodiazepine. Probabilmente questa lista non è completa. Ciascuna persona soffre di specifiche combinazioni di questi sintomi. Non crediate che vi si presentino tutti!

ELENCO DETTAGLIATO DEI SINTOMI, LE LORO CAUSE E COME GESTIRLI

Insonnia, incubi, disturbi del sonno. Il sonno indotto dalle benzodiazepine, benchè inizialmente possa sembrare ristoratore, non è un sonno fisiologico, normale. Le benzodiazepine inibiscono sia la fase onirica del sonno, sonno "REM" (acronimo di "rapid eye movement sleep" cioè "fase del sonno con movimenti oculari rapidi"), sia quella di sonno profondo “SWS” (dall'inglese "slow wave sleep" cioè, "sonno ad onda lenta”). Il tempo addizionale di sonno, che viene indotto dalle benzodiazepine, appartiene principalmente alla fase di sonno leggero, denominato sonno di Fase 2. Le fasi REM e SWS sono le due più importanti del ciclo del sonno e sono essenziali per la salute. Gli studi sulla mancanza di sonno dimostrano che qualunque deficit possa prodursi nel sonno, viene compensato rapidamente, appena le circostanze lo permettano, da un meccanismo di ritorno ai livelli normali delle singole fasi.

Nel caso di persone che assumono abitualmente benzodiazepine, le fasi REM e SWS tendono a ritornare ai livelli fisiologici, a causa della tolleranza, ma  rimane il deficit iniziale. Dopo la sospensione, dopo anni di consumo di benzodiazepine, si produce un effetto di rimbalzo (rebound): un marcato aumento della fase REM, la quale diventa anche più intensa. Di conseguenza i sogni diventano più intensi, possono esserci incubi e questo fa si che la persona si svegli frequentemente durante la notte. E' una reazione normale nella sospensione dalle benzodiazepine. Sebbene spiacevole, è un segnale che indica che il paziente sta incominciando a migliorare. Quando si è compensato il deficit della fase REM, generalmente dopo circa 4-6 settimane, gli incubi diventano meno frequenti e, a poco a poco, spariscono.

Dopo la sospensione del farmaco, il ritorno della fase del sonno profondo (ad onde lente SWS) sembra tardare di più. Probabilmente perché il livello di ansia è alto. Il cervello si trova in un stato di iperattività ed è difficile riuscire a rilassarsi completamente. Può capitare che le persone abbiano difficoltà ad addormentarsi e possono insorgere i sintomi della "sindrome delle gambe inquiete”, in inglese conosciuta come "restless legs syndrome". Alcuni possono accusare degli spasmi muscolari improvvisi (myoclonus), mentre si stanno addormentando, o può succedere che, improvvisamente, si sentano cadere od avvertano un soprassalto a causa di un fortissimo rumore (allucinazione ipnagogica); ed in questi casi si svegliano. Questi disturbi possono durare varie settimane, a volte anche mesi.

Tutti questi sintomi scompaiono col passare del tempo. La necessità di dormire è talmente imperiosa che alla fine torna a prevalere il sonno fisiologico, normale. Nel frattempo può essere utile prendere alcune precauzioni, per assicurarsi una buona igiene del sonno. Evitate il tè, il caffè e altri stimolanti o l'alcool nelle ore prima di coricarvi. Ascoltate cassette o CD specifici per il rilassamento, praticate tecniche di gestione dell'ansia e fate qualche moderato esercizio fisico. Può essere anche utile prendere di sera tutta o gran parte della dose di benzodiazepine. In alcuni casi, può essere raccomandabile la somministrazione di un altro farmaco (vedere più avanti la sezione sui farmaci coadiuvanti).

Ricordi intrusivi. Un sintomo molto interessante, tra i pazienti che stanno riducendo la dose di benzodiazepine o che hanno sospeso il farmaco completamente, sono certi episodi che possono denominarsi "ricordi intrusivi". Improvvisamente, la mente evoca un'immagine molto reale, intensa, di qualcuno a cui queste persone non pensano o che non vedono da anni. A volte, sembra loro di vedere il viso dell'altra persona, quando si guardano allo specchio. Sembra che questo ricordo non si evochi intenzionalmente. Può apparire reiteratamente, irrompendo nella memoria ed invadendo altri pensieri. Quello che è molto particolare, in questo tipo di ricordi, è che, generalmente, insorgono contemporaneamente al momento in cui incominciano a manifestarsi i sogni particolarmente intensi. Questi possono comparire in un tempo che oscilla tra una o due settimane, rispetto all'inizio della riduzione della dose. Studi recenti sul sonno indicano che alcune fasi del sonno, REM e SWS, hanno importanza nelle funzioni mnemoniche. E' probabile che i sogni e questi ricordi siano relazionati tra sé. In entrambi i casi, questo fenomeno, può significare il ritorno delle funzioni mnemoniche alla normalità. Sebbene queste esperienze siano, a volte, molto spiacevoli, possono essere considerate un passo in avanti nel percorso di recupero.

La cattiva memoria e la scarsa concentrazione sono altre caratteristiche, della riduzione e sospensione delle benzodiazepine. Questi  sintomi, probabilmente, si devono agli effetti dell’assunzione cronica dei farmaci. Coloro che curano il paziente devono essere disposti a ripetere i loro incoraggiamenti reiteratamente, settimana dopo settimana. Il paziente potrebbe, altrimenti, dimenticare molto in fretta le raccomandazioni.

Attacchi di panico. Gli attacchi di panico possono insorgere per la prima volta durante la riduzione del farmaco, malgrado alcuni pazienti abbiano già una lunga esperienza, di questi sintomi tanto fastidiosi. L'attrice Glenda Jackson, che non assumeva benzodiazepine, li descrive così: "Dio, gli attacchi di panico! Credi di morire. Il cuore batte così forte che sembra dover saltare fuori dal petto. Soffochi ed incominci a sentire che non puoi respirare. Tutto questo accompagnato da forti scosse e tremori, oltre ad una sensazione di freddo intenso" (Rivista "Sunday Times" pag. 15, del 17 Ottobre 1999). Questi attacchi sono caratteristici di alcuni stati di ansia. Sono il risultato di vere tempeste di iperattività, nei sistemi nervosi centrale e periferico, specialmente nei centri responsabili delle reazioni di "paura e fuga", in risposta a situazioni di emergenza. I centri nervosi, che controllano queste reazioni, sono stati inibiti dalle benzodiazepine. Possono ritornare a funzionare vigorosamente, con rinnovate energie, man mano che le benzodiazepine vengono gradualmente eliminate dall'organismo.

Per fastidiosi che siano, gli attacchi di panico, non hanno mai conseguenze fatali e generalmente durano poco più di circa 30 minuti. Inoltre si possono imparare degli esercizi, che servono ad esercitare un certo controllo su di essi. Più avanti si descrivono varie tecniche che sono utili per affrontarli. Apprendere come si gestisce un attacco di panico è un'abilità che si perfeziona con la pratica. Richiede prima un allenamento a casa. Tuttavia, gli attacchi di panico, come altri sintomi da astinenza, tendono a manifestarsi nei momenti più inopportuni; spesso quando non si sta in casa. In queste circostanze è importante non perdere la calma e non cedere all'impulso di scappare. Il Dr. Peter Tyrer propone la seguente tecnica, quando insorge un sintomo acuto dovuto all'astinenza. Per esempio, quando si prova un attacco di panico mentre si sta spingendo il carrello in un supermercato:

        Peter Tyrer, How to Stop Taking Tranquillisers, Sheldon Press, London 1986, p.63.

La scoperta che un attacco di panico si può controllare, senza ricorrere ad una pastiglia, è un grande stimolo per ritrovare la fiducia in se stessi. Spesso l'apprendimento di nuove strategie per affrontare lo stress è la chiave, per avere successo nella sospensione delle benzodiazepine. Generalmente gli attacchi di panico spariscono, in un lasso di tempo di sei settimane, dopo la sospensione dal farmaco.

Ansia generalizzata, panico e fobie. Ci sono molte tecniche che non implicano l'uso di farmaci, per aiutare le persone che soffrono di ansia. Alcune di esse sono elencate qui sotto. Sicuramente va oltre la portata di questo testo, menzionare tutte le tecniche che si possono applicare e dare spiegazioni dettagliate su ognuna di esse. Nessuna è essenziale, per tutti quelli che stanno riducendo l'assunzione di tranquillanti, ma possono essere utili per le persone che hanno difficoltà.

(1) Tecniche psicologiche

Terapia comportamentale

Terapia cognitivo-comportamentale

 

(2) Terapie mediche complementari

 

(3) Esercizi fisici ed altre tecniche

 

La scelta di una di queste tecniche, ed i benefici ottenuti, variano molto da persona a persona. Le varie tecniche psicologiche sono state provate e sono quelle che hanno dato i migliori risultati, a lungo termine. Nonostante questo, i benefici che si possono ottenere dipendono, in gran parte, dall'abilità del terapeuta, delle sue conoscenze sulle benzodiazepine e dal rapporto che si instaura tra terapeuta e paziente.

Tutte le tecniche mediche complementari sono utili, nel momento della seduta in cui vengono praticate: favoriscono il rilassamento, ma gli effetti di alcune tendono ad essere di breve durata. Per esempio, ai pazienti della mia clinica che seguirono un trattamento di 12 sessioni di agopuntura, effettuate da un agopunturista con una buona preparazione di agopuntura sia cinese sia occidentale, questo ciclo di terapie piacque molto. Si sentirono rilassati, durante le sedute, ma non ci fu un apprezzabile miglioramento a lungo termine, rispetto ai pazienti che non ricevettero i trattamenti di agopuntura.

Alcuni individui traggono particolare beneficio dallo yoga e dalle tecniche di meditazione. In particolare, c'era un paziente che era costretto a stare seduto su una sedia a rotelle, a causa di una paralisi spastica ed era anche cieco. Potè sospendere l'ingestione di tutte le benzodiazepine che prendeva, con l'aiuto di una tecnica di meditazione. Nello stesso tempo migliorò la sua spasticità. Tuttavia non tutti hanno la capacità di concentrazione mentale e l’energia fisica richiesta, per praticare queste discipline. Viceversa l'esercizio fisico, praticato entro le proprie possibilità, è sempre utile per tutti.

In conclusione, ci sono vari tipi di attività che possono essere molto utili. E' necessario personalizzarle ed adattarle alle singole esigenze. Se si crede particolarmente ad un certo metodo, probabilmente, è quello che farà ottenere i maggiori benefici.

Ipersensibilità sensoriale. Una caratteristica tipica, della sospensione delle benzodiazepine, è un aumento della sensibilità: uditiva, visiva, tattile, gustativa ed olfattiva. In casi estremi queste sensazioni possono essere molto fastidiose. Una signora ha dovuto fermare tutti gli orologi della sua casa, perché le sembrava che il tic tac fosse tanto forte, da non poterlo sopportare. Molti hanno dovuto incominciare ad usare occhiali da sole, perché la normale luce del giorno risultava loro talmente intensa da abbagliarli. Alcune persone sentono che la pelle ed il cuoio capelluto diventano tanto sensibili, che sembra loro di sentire insetti che camminano su essi. I battiti del cuore si percepiscono più intensamente. Addirittura, può sentirsi un sibilo o ronzio nelle orecchie (tinnitus - vedere più avanti). Molti si lamentano per il gusto metallico che hanno in  bocca ed alcuni percepiscono odori strani e spiacevoli, che sembrano provenire dal loro corpo. Queste sensazioni, perfino quella di percepire odori spiacevoli (odori che generalmente nessuna altra persona percepisce), sono state già descritte in stati di ansia anche in coloro che non hanno mai ingerito benzodiazepine. Come l'insonnia ed il panico, probabilmente, sono il riflesso di un'iperattività del sistema nervoso centrale. Anche lo stato di  ipervigilanza, fa parte del fisiologico adattamento durante la sospensione. Tale ipervigilanza è normale in una situazione di pericolo o di emergenza (reazione di “paura e fuga”) che richiede una risposta istantanea, da parte dell’organismo, ai fini della sopravvivenza individuale. Sappiamo che le benzodiazepine abbassano tali capacità di reazione. Durante il processo di sospensione del farmaco, tale ipervigilanza, si manifesta come un sintomo “di rimbalzo”, senza che ce ne sia la reale necessità.

Queste sensazioni ritornano alla normalità, man mano che il processo di sospensione va avanti. Alcune persone si sentono molto contente per la ritrovata chiarezza, apparentemente straordinaria, delle loro percezioni. Solamente durante la sospensione, si rendono conto del livello di offuscamento dei sensi che le benzodiazepine avevano loro provocato. Una signora descrisse la cosa con molto entusiasmo. Improvvisamente potè vedere con chiarezza i singoli i fili di erba nel suo prato, il quale le appariva di una tonalità di verde più luminosa che mai. Era come se le si fosse alzato un velo davanti agli occhi. Adesso, che se ne è data una spiegazione, queste sensazioni non hanno più motivo di essere temute, anzi, possono considerarsi segni di miglioramento.

Depersonalizzazione, derealizzazione. Alla sospensione delle benzodiazepine, si associano sintomi di depersonalizzazione e di sensazioni di irrealtà, benché anche questi sintomi si producano anche in alcuni stati di ansia. Accadono più frequentemente se si è fatta una sospensione troppo rapida di benzodiazepine potenti, e sembrano essere particolarmente pronunciati con la sospensione del Clonazepam (Clonopin-Rivotril). Quando la persona si trova in questo stato, sente che è come staccata dal proprio corpo ed ha quasi la sensazione di osservarsi dall’esterno. Esperienze simili si descrivono nei momenti immediatamente anteriori alla morte, quando la persona sente che sta volando al di sopra del suo corpo e che è distaccata dagli eventi che le stanno succedendo. Sensazioni simili sono state anche descritte da persone che affrontano casi estremi di emergenza ed in individui sotto tortura. È chiaro, allora, che tali manifestazioni non sono una caratteristica tipica legata all’assunzione di benzodiazepine.

Probabilmente, questi tipi di esperienze, rappresentano una reazione normale di difesa che si innesca, come protezione, per sopportare una sofferenza di intensità intollerabile. Può essere che in queste reazioni sia incluso un meccanismo cerebrale primordiale, simile allo stato di paralisi di certi animali, quando affrontano un pericolo ineludibile. Come nel caso di altri sintomi da astinenza delle benzodiazepine, queste manifestazioni si risolvono col tempo e non devono essere interpretate come anormali o come segni di pazzia.

Allucinazioni, illusioni e distorsioni della percezione. Il sintomo di astinenza dalle benzodiazepine che provoca la paura più grande, perché si pensa di essere impazziti, sono le allucinazioni. Alcune persone che hanno sospeso i farmaci troppo velocemente o bruscamente, partendo da dosi elevate, hanno avuto allucinazioni orribili. Ma, affinché il lettore si rassicuri, bisogna correttamente scrivere che questi sono casi eccezionali ed inusuali. Non succedono, se si seguono i programmi di riduzione lenta e graduale che abbiamo proposto nel Capitolo II. Se realmente si producono allucinazioni, generalmente, sono di tipo visuale. Per esempio, alcuni pazienti hanno raccontato di aver visto un gran pipistrello posato sulla spalla, o di aver visto apparire le corna sulla testa di qualcuno. Possono prodursi anche allucinazioni uditive, olfattive e tattili. Ci sono altre allucinazioni, che sembrano spaventare meno, come quelle di vedere piccole creature, generalmente insetti. Questo può essere associato con la sensazione di sentire insetti che camminano sulla pelle (allucinazioni simili si producono nei casi di astinenza da cocaina e dalle anfetamine). In alcuni casi, le allucinazioni si uniscono ad illusioni percettive e false percezioni. Per esempio, un cappotto appeso ad una porta può provocare l'illusione ottica di vedere una persona. Altre distorsioni, di tipo percettivo, sono quelle di vedere che il suolo è apparentemente obliquo e che le pareti si inclinano verso l’interno.

I meccanismi che causano questi bizzarri sintomi, probabilmente, sono simili a quelli che provocano il "delirium tremens" (con i classici esempi di allucinazioni di elefanti di colore rosa o topi, nei casi di "delirium tremens" che si manifestano nelle crisi di astinenza dall'alcool). Come abbiamo già menzionato, nel Capitolo I, le benzodiazepine provocano profonde modifiche al funzionamento di tutto il cervello. La sospensione improvvisa può essere accompagnata da un rilascio incontrollato di dopamina, serotonina ed altri neurotrasmettitori, che causano allucinazioni e confusioni psicotiche, così come nei casi di astinenza da alcool ed in casi di abuso di cocaina, anfetamine e di LSD.

Quando le allucinazioni, che sembrano reali in quello momento, si riconoscono "semplicemente" come allucinazioni, queste diventano immediatamente meno allarmanti. Non sono segni che manifestano un principio di pazzia, bensì semplicemente un esempio degli "scherzi" che fanno le benzodiazepine nel cervello, il quale, a tempo debito, recupera da solo il suo normale funzionamento. Generalmente, un buon medico può tranquillizzare la persona che soffre di allucinazioni, provocate dall’astinenza da benzodiazepine. Comunque, le persone che riducono gradualmente la dose di benzodiazepine, non devono preoccuparsi, perché non incorreranno in questi fenomeni.

Depressione, aggressività, ossessioni. I sintomi depressivi sono frequenti, sia durante l'uso prolungato di benzodiazepine sia durante la loro sospensione. Non deve sorprendere il fatto che alcuni pazienti si sentano depressi, se teniamo in giusta considerazione la combinazione di sintomi psicologici e fisici a cui possono essere soggetti. A volte, la depressione, diventa talmente grave da poter essere classificata come "disordine depressivo maggiore", per usare il termine psichiatrico. Questo disordine implica il rischio di suicidio e può richiedere trattamento psichiatrico con psicoterapia e/o farmaci antidepressivi.

La depressione grave può essere provocata dai cambiamenti biochimici che hanno luogo nel cervello, causati dalle benzodiazepine. Si sa che le benzodiazepine riducono l'attività della serotonina e della norepinefrina (noradrenalina), neurotrasmettitori che si crede siano strettamente relazionati con la depressione. Tra i farmaci antidepressivi troviamo gli inibitori selettivi di ricaptazione della serotonina, gli "SSRI", come il Prozac che si crede agiscano incrementando proprio l'attività di questi neurotrasmettitori.

Durante la sospensione delle benzodiazepine la depressione può protrarsi (vedere la sezione sui sintomi persistenti). Se non si risolve nel giro di alcune settimane, e non risponde ai semplici metodi di tranquillizzare il paziente e dargli incoraggiamento, allora occorre rivolgersi ad un medico specialista e valutare la possibilità di iniziare un trattamento con farmaci antidepressivi (vedere la sezione sui farmaci complementari). La depressione, causata dall’assunzione o riduzione del farmaco, risponde agli antidepressivi nello stesso modo in cui risponde nei casi di depressione dove non è legata all'uso di benzodiazepine. Se succede che, come in molti casi, il paziente sta già prendendo, insieme, un farmaco antidepressivo con le benzodiazepine, è importante che continui a prendere l'antidepressivo fino a quando non sospende, completamente, le benzodiazepine. La sospensione del farmaco antidepressivo può essere presa in considerazione, e pianificata, separatamente, in una fase successiva (vedere il Capitolo II Programma 13).

Anche l'aggressività è connessa, tra gli altri fattori, alla riduzione dell'attività della serotonina. Può essere che la manifestazione di sintomi di rabbia ed irritabilità, durante la sospensione del farmaco, sia relazionata a meccanismi simili a quelli della depressione. Tuttavia, in generale, questi sintomi spariscono spontaneamente e non durano per molto tempo. I disturbi ossessivi (Disturbo Ossessivo Compulsivo DOC)  rispondono anche al trattamento con gli SSRI. Questo sembra indicare che, in questi casi, si mette in funzione un meccanismo di azione simile. Può capitare che gli episodi ossessivi aumentino temporaneamente, durante la sospensione del farmaco, e riflettano, insieme, componenti  di ansia e di depressione. Questi episodi tendono a risolversi spontaneamente, man mano che diminuisce il livello dell'ansia.

Sintomi muscolari. Le benzodiazepine sono efficaci farmaci miorilassanti (inducono rilassamento muscolare) e sono usati clinicamente per trattare i disordini spastici (che vanno dalle lesioni e malattie del midollo spinale ai dolorosi spasmi muscolari provocati dal tétano o dalla rabbia). Pertanto, non deve sorprenderci che, alla sospensione di queste medicine dopo un uso prolungato, si associ, di rimbalzo, l’effetto di un aumento della tensione muscolare. Questo effetto, di rimbalzo, spiega molti dei sintomi che si osservano durante e dopo la sospensione delle benzodiazepine. È molto comune la rigidità muscolare degli arti, della schiena, del collo e della mascella. Il costante stato di tensione dell'individuo, spiega i dolori muscolari che si distribuiscono ovunque. In generale, il mal di testa si deve alla tensione ("cefalea di tensione"), provocata dalla contrazione dei muscoli della nuca, del pericráneo (cuoio capelluto) e della fronte, e si descrivono spesso come la sensazione di "avere un cerchio alla testa." Probabilmente, il dolore che si avverte alla mascella ed il mal di denti sono causati dalla pressione che si produce stringendo la mandibola. Questo succede spesso, inconsciamente, durante il sonno.

I nervi che stimolano i muscoli si trovano, allo stesso tempo, in uno stato di iperattività. Questo porta a conosciuti sintomi come tremori, tic, sobbalzi, spasmi e contrazioni muscolari, ed il soprassalto eccessivo davanti a qualunque stimolo, compreso il più piccolo. Tutta questa incessante attività contribuisce a provocare una sensazione di stanchezza e debolezza (“gambe molli”). Inoltre, i muscoli, specialmente i piccoli muscoli degli occhi, non sono ben coordinati, e questo può provocare vista doppia od offuscata, oppure può causare spasmi delle palpebre (blefarospasmo).

Nessuno di questi sintomi è dannoso. Non deve esserci motivo di preoccupazione, una volta che si è capito come funzionano e qual è la loro origine. I dolori e la rigidità muscolare qui menzionati, in realtà, sono simili alle sensazioni considerate normali dopo avere fatto esercizi fisici ai quali una persona non è abituata. Sarebbero sopportati senza preoccupazione, nel caso di un atleta ben allenato che ha appena terminato una maratona.

Si possono trovare molti rimedi per alleviare questi sintomi. Per esempio, gli esercizi di stiramento muscolare (stretching), che si fanno nella maggior parte delle palestre, l'esercizio fisico ad intensità moderata, i bagni caldi, i massaggi ed in generale gli esercizi di rilassamento. All’inizio queste attività possono calmare i sintomi transitori. Se si praticano abitualmente, possono accelerare il processo di recupero del normale tono muscolare (cosa che comunque avverrà spontaneamente alla fine del processo).

Sensazioni del corpo. Durante la sospensione delle benzodiazepine non sono infrequenti sensazioni di ogni tipo; come sensazioni di formicolio, intorpidimento in certe zone del corpo, sensazioni di piccole scariche elettriche, sensazioni di freddo e di caldo, prurito e dolori acuti. È difficile dare una spiegazione esatta, della causa di queste sensazioni. Durante la sospensione del farmaco, come succede con i nervi motori, i nervi sensoriali e le loro connessioni, con la spina dorsale e col cervello, diventano ipereccitati. È possibile che i recettori sensoriali della pelle e dei muscoli, e del tessuto perióstico, scatenino reazioni in forma caotica, come risposta a stimoli a cui normalmente non reagirebbero.

Nella mia clinica, gli studi sulla conduttività nervosa, realizzati su pazienti che avevano questi sintomi, non dimostrarono nessuna anormalità. Per esempio, non c'erano prove che dimostrassero l'esistenza di nevrite periferica. Tuttavia, a volte, i sintomi erano sufficientemente numerosi da disorientare gli stessi neurologi. A tre pazienti che soffrivano di una sensazione di insensibilità, spasmi muscolari e che inoltre vedevano doppio, fu diagnosticata la sclerosi multipla. Questa diagnosi fu poi abbandonata e tutti i sintomi sparirono molto rapidamente, dopo che il paziente sospese l’assunzione di benzodiazepine.

Pertanto, sebbene questi sintomi di tipo percettivo siano sconcertanti, in generale non rappresentano un motivo di preoccupazione. In casi veramente ridotti possono protrarsi (vedere la sezione sui sintomi di tipo persistente). Le stesse tecniche che abbiamo suggerito sopra, nella sezione che tratta dei sintomi muscolari, possono aiutare molto ad alleviarli e, generalmente, spariscono dopo la sospensione del farmaco.

Cuore e polmoni. Le palpitazioni, i “tuffi al cuore”, il polso accelerato, l'arrossamento del volto, la sudorazione  e la mancanza di fiato, sono sintomi che accompagnano frequentemente gli attacchi di panico, ma possono manifestarsi anche senza avvertire panico. Non indicano nessuna malattia del cuore o dei polmoni, ma semplicemente sono un'altra espressione dell'iperattività del sistema nervoso. Come abbiamo già spiegato, nella sezione a proposito degli attacchi di panico, la respirazione lenta, profonda ed il rilassamento, possono contribuire molto a controllare questi sintomi. Non ci si deve preoccupare per essi: sarebbero manifestazioni accettabili, e normali, se stessimo correndo per prendere un autobus. Non sono più dannosi di quello che sarebbero, se fossimo realmente di fretta!

Problemi di equilibrio. Mentre si sta diminuendo la dose di benzodiazepine, o quando se ne è cessata l’assunzione, alcune persone sentono una certa insicurezza, instabilità quando sono ferme. A volte sembra loro di dondolare, come se qualcuno le stesse spingendo da una parte; oppure hanno capogiri, come se le cose girassero intorno a loro. Un organo importante, nella funzione del controllo della stabilità motoria e dell'equilibrio, è una parte del sistema nervoso centrale, denominato cervelletto. Questo organo è strapieno di recettori del GABA e di recettori delle benzodiazepine (Vedere il Capitolo I). E' un sito di grande rilevanza, per l’azione delle benzodiazepine. Infatti una dose eccessiva di benzodiazepine, come di alcool, causa instabilità nella deambulazione, fa si che la voce diventi confusa, e provoca una  mancanza generale di coordinazione (perfino l'incapacità di camminare su una linea  retta). I sistemi fisiologici, che funzionano nel cervelletto, possono tardare qualche tempo a ristabilirsi, dopo la sospensione delle benzodiazepine, ed i sintomi possono perdurare, fino a che non si completi il processo di recupero. Esercizi come stare fermi su un solo piede, prima con gli occhi aperti e, dopo, con gli occhi chiusi, possono accelerare la guarigione.

Problemi digestivi. Alcune persone non hanno assolutamente nessun problema con l'apparato digestivo, né durante la riduzione né dopo la sospensione di questi farmaci. Può anche accadere che riescano a gustare meglio il cibo. Altri individui, forse più deboli dal punto di vista genetico-costituzionale, possono lamentare di una serie di sintomi connessi con la sindrome del colon irritabile ("Irritabile Bowel Syndrome" o IBS, in inglese). Questi sintomi comprendono nausea, vomito, diarrea, stipsi, dolori addominali, flatulenze, gonfiore addominale per presenza di gas e bruciori. Alcuni di questi pazienti si sono sentiti tanto male, a causa di questi sintomi, che si sono sottoposti ad esami gastrointestinali in ospedale, senza che si riscontrassero anomalie (nella maggior parte dei casi). Questi sintomi possono essere dovuti all'eccessiva attività del sistema nervoso autonomo. Quest'ultimo controlla la motilità e le secrezioni dell'intestino e reagisce in modo molto accentuato allo stress, perfino allo stress prodotto dalla sospensione delle benzodiazepine. Anche nell'intestino esistono recettori benzodiazepinici. Non si sa, con certezza, quali siano le funzioni di questi recettori, né come reagiscano alla presenza di benzodiazepine o per la riduzione o sospensione delle stesse. Le alterazioni che si producono, in questi recettori, possono avere una certa importanza nell'incremento dell'irritabilità intestinale.

A volte, durante la riduzione di questi farmaci o dopo la loro sospensione, si produce una considerevole perdita di peso, (approssimativamente da 3,5 a 4,5 kg o più). Questo può essere causato da un effetto di rimbalzo sull’appetito poiché, è dimostrato, che le benzodiazepine aumentano l'appetito negli animali. In altri casi, alcune persone aumentano di peso, durante la riduzione della dose di questi farmaci. Ad ogni modo, nessun cambiamento di peso è così rilevante da generare preoccupazione, e la persona ritorna rapidamente al suo peso normale, dopo la totale sospensione del farmaco. Alcune persone hanno difficoltà a deglutire e sentono come se la gola fosse “chiusa”, specialmente se mangiano in compagnia di altra gente. In generale, questo è un sintomo ansiogeno ed è ben noto negli stati ansiosi. Praticare il rilassamento, mangiare soli, masticare bene i bocconi piccoli, con sorsi di liquido, e non affliggersi facilita le cose. Il sintomo si risolve, man mano che diminuisce il livello di ansia.

La maggior parte dei problemi digestivi migliorano, dopo la sospensione delle benzodiazepine, ma in alcuni casi permangono, e diventano sintomi persistenti, provocando paure di avere allergie di tipo alimentare o infezioni per la candida. Tutti questi temi saranno discussi più dettagliatamente nella sezione sui sintomi persistenti.

Il sistema immunitario. "Perchè mi ammalo così spesso?". I pazienti, che stanno riducendo la dose di benzodiazepine, fanno frequentemente questa domanda. Sembrano essere propensi a raffreddori, sinusiti, otiti, cistiti, infezioni orali e vaginali, altre infezioni della pelle o delle unghie causate da funghi, labbra screpolate, ulcere orali e perfino influenza. Sono anche frequenti le reazioni avverse agli antibiotici, che si usano nel trattamento di alcune delle infezioni batteriche.

Non è chiaro se c'è realmente una maggiore incidenza di infezioni, in quelle persone che stanno riducendo la dose di benzodiazepine, perché non esistono studi comparati, con gruppi di individui che non stiano assumendo benzodiazepine. Tuttavia, ci sono molti fattori che influenzano il sistema immunitario. Uno di essi è lo stress, con la conseguente produzione dell'ormone dello stress: il cortisolo. Esso inibisce le risposte immunitarie. Un altro fattore è la depressione, anch'essa relazionata con lo stress e con l'aumento di secrezione di cortisolo. L'aumento del livello di cortisolo, può ridurre la resistenza alle infezioni e perfino peggiorare infezioni di recente comparsa. Senza dubbio, la riduzione e/o sospensione delle benzodiazepine può provocare stress ma, curiosamente, nei pazienti che ho studiato, i valori di concentrazione plasmatica di cortisolo erano bassi. Pertanto, questo argomento continua ad essere un mistero e, probabilmente, vale la pena effettuare più studi. Il messaggio che vorremmo trasmettere, alle persone che stanno riducendo la dose di benzodiazepine per sospenderle, è quello di cercare di vivere una vita sana. Ciò significa seguire una dieta equilibrata, molto esercizio fisico, un adeguato riposo ed evitare di aumentare il carico di stress, quando possibile. La riduzione graduale delle dosi (Capitolo II) è la migliore strategia per ridurre lo stress psico-fisico, dovuto alla sospensione del farmaco.

Problemi delle ghiandole endocrine. Indubbiamente, le benzodiazepine, hanno effetti anche sul sistema endocrino. Quest’azione non è stata studiata dettagliatamente negli esseri umani, né durante l'assunzione prolungata di benzodiazepine, né durante la sospensione. Molte donne soffrono di sintomi correlati al periodo mestruale. Questi sintomi sono comuni in tutta la popolazione femminile e non ci sono prove evidenti che siano direttamente riconducibili all’assunzione di benzodiazepine. C'è una percentuale di donne, che hanno fatto uso prolungato di benzodiazepine, alle quali è stata praticata un'isterectomia. Ripetiamo, nuovamente, non c'è un’evidente relazione diretta con l'uso delle benzodiazepine. In alcune occasioni, sia gli uomini sia le donne, che ingeriscono benzodiazepine, lamentano gonfiore mammario o congestione (iperemia) ed è possibile che le benzodiazepine influenzino la secrezione dell'ormone prolattina. I sintomi correlati al sistema endocrino, che si producono in seguito all’assunzione di benzodiazepine, migliorano dopo la sospensione.

Le crisi convulsive e gli attacchi epilettici. Le benzodiazepine hanno un potente effetto anticonvulsivo. Possono salvare la vita di una persona che si trova in "status epilepticus" (ripetuti attacchi epilettici, uno dopo l’altro) e nelle crisi provocate per overdose di certe droghe o farmaci, per esempio, gli antidepressivi triciclici. Comunque, anche l’interruzione brusca di assunzione di benzodiazepine, specialmente nel caso di quelle più potenti, può comportare l’insorgere di crisi convulsive, come effetto di rimbalzo. Questo capita raramente nel caso di benzodiazepine ad eliminazione lenta, per es. il diazepam, o se si seguono programmi graduali e lenti, di riduzione della dose. Se capitasse in questi casi, si tratterebbe, generalmente, di un attacco isolato e non provocherebbe danni permanenti. Altri fenomeni che si osservano durante la riduzione rapida della dose, e/o dopo la sospensione brusca di questi farmaci, sono sintomi psicotici, stati confusionali gravi e deliri. Ripetiamo che queste manifestazioni non succedono quasi mai, se la riduzione si effettua gradualmente. Seguendo i programmi di riduzione elencati nel Capitolo II, si può essere certi di evitare questi tipi estremi di complicazioni.

MEDICINE COMPLEMENTARI UTILI DURANTE LA SOSPENSIONE DELLE BENZODIAZEPINE

"Esiste qualche farmaco che può aiutarmi durante il processo di sospensione delle benzodiazepine?". Questa è una domanda che fanno, a volte, le persone che cominciano un programma di riduzione delle benzodiazepine. In altri casi, alcuni sono tanto restii a prendere medicine che, quando decidono di cominciare la riduzione della dose, semplicemente non prendono nessun farmaco, neanche il più comune come gli analgesici. La risposta alla prima domanda è che non esiste nessuna medicina che sostituisca le benzodiazepine, a meno che sia un'altra benzodiazepina, o qualche tipo di molecola con proprietà simili alle benzodiazepine (come i barbiturici o lo zolpidem [Ambien]). Tutti questi farmaci dovrebbero essere evitati, perché sostituiscono un tipo di dipendenza con un’altra. (Esiste un metodo, raccomandato da vari dottori statunitensi, secondo il quale si sostituisce la benzodiazepina con il fenobarbitale (un barbiturico ad azione lunga), per poi lentamente ridurre la dose del barbiturico. Questo metodo non ha particolari vantaggi rispetto alla riduzione, diretta e lenta, di una benzodiazepina ad azione lunga).

Comunque, durante la riduzione graduale delle benzodiazepine, ci sono farmaci che possono aiutare a controllare alcuni sintomi e che, in alcuni casi, meritano di essere presi in considerazione (benché non se ne raccomandi il loro uso cronico). In generale è necessario assumerli solo temporaneamente. A volte possono migliorare una situazione difficile e permettere, alla persona che li prende, di proseguire con il programma di riduzione.

Antidepressivi. Gli antidepressivi sono i farmaci coadiuvanti più importanti da valutare, durante la riduzione delle benzodiazepine. Come abbiamo già scritto prima la depressione, durante la riduzione delle dosi, può costituire un vero problema. A volte può essere tanto grave che si può presentare il rischio di suicidio, benché questo sia estremamente raro in caso di riduzione graduale e lenta. Come qualunque altro tipo di depressione, la depressione provocata dalla riduzione, risponde al trattamento con antidepressivi. Probabilmente è causata dagli adattamenti che si sono prodotti nel cervello, a causa dell'assunzione cronica di benzodiazepine. I vecchi antidepressivi triciclici (la doxepina [Sinequan], l'amitriptilina [Elavil]) e gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI; la fluoxetina [Prozac], la paroxetina [Aropax, Paxil]) possono essere efficaci. In effetti, se la depressione è grave, può esserci la necessità di prescrivere un farmaco antidepressivo. C'è una corrente di pensiero, principalmente formata e sostenuta da ex-utilizzatori di tranquillanti, che si oppone all'uso di qualunque altro tipo di farmaco, durante la riduzione delle benzodiazepine. Tuttavia, si sono avuti casi di suicidio in vari studi clinici sulla riduzione delle benzodiazepine. Se la depressione è molto grave, durante la riduzione delle benzodiazepine, come  d'altra parte, in qualunque altro caso, mi sembra imprudente lasciare il paziente senza alcun trattamento.

Esistono, comunque, degli svantaggi nell'uso degli antidepressivi. Uno è che tardano alcune settimane 2-3 o anche più, per cominciare ad avere effetti. Questo significa che il paziente, ed il suo medico, devono essere vigili per scoprire l’insorgere o no dello stato depressivo. In questo modo, se il dottore lo ritiene opportuno, il trattamento può cominciare presto. Il secondo ostacolo è che, sebbene transitoriamente, l'ansia può peggiorare all'inizio del trattamento, sia con i cosiddetti triciclici sia con  gli SSRI. Questo rappresenta un gran rischio durante la riduzione delle benzodiazepine: in questo periodo il livello di ansia è generalmente alto. Per potere evitare che l'ansia si aggravi, è importante incominciare con la dose di antidepressivo più bassa possibile; dopo cercare di aumentarla lentamente, in un lasso di tempo di circa due o tre settimane. Non lasciatevi  convincere dal vostro dottore ad incominciare immediatamente con la dose denominata "terapeutica", indicata per la depressione. Si teme anche che, in alcuni pazienti che sono all'inizio del trattamento, gli antidepressivi come il Prozac possano  provocare uno stato di agitazione, di violenza e perfino la tendenza al suicidio. Questo rischio si può evitare somministrando una dose bassa e controllando accuratamente il paziente, durante il trattamento.

In generale si  può continuare una lenta e graduale riduzione delle benzodiazepine, mentre si comincia a prendere un antidepressivo. Può capitare che alcune persone preferiscano sospendere il  loro programma di riduzione, per circa 2-3 settimane, fino a quando l'antidepressivo non cominci ad agire. Bisogna evitare ad ogni costo di aumentare la dose di benzodiazepine. Non solo gli antidepressivi alleviano la depressione ma, dopo 2-3 settimane, cominciano ad agire come ansiolitici. In realtà, costituiscono un trattamento a lungo termine più indicato, delle stesse benzodiazepine, per gli stati di ansia, il panico e le fobie. In alcuni casi, possono aiutare durante il processo di riduzione delle benzodiazepine.

Una volta che il paziente ha cominciato il trattamento della depressione con un antidepressivo, la cura dovrebbe continuare per alcuni mesi. In generale circa 6 mesi, per evitare la ricaduta nella depressione. Durante questo lasso di tempo, si può continuare con la riduzione delle benzodiazepine e l'antidepressivo sarà utile nelle ultime fasi della riduzione. È importante finire la sospensione della benzodiazepina, prima di incominciare a ridurre la dose dell'antidepressivo. Spesso, la gente che prende benzodiazepine da lungo tempo, sta assumendo anche un antidepressivo. In questo caso, queste persone, dovrebbero continuare a prendere l'antidepressivo fino a che non abbiano terminato, per intero, il processo di sospensione delle benzodiazepine.

Un altro svantaggio degli antidepressivi è che possono dare luogo a sintomi da sospensione, se se ne sospende bruscamente l'assunzione. Questo è un fatto che i medici non sempre prendono in considerazione. La sindrome da astinenza da  antidepressivi comprende manifestazioni che vanno dall'aumento del livello di ansia, ai problemi del sonno, a sintomi simili a quelli dell'influenza, sintomi gastrointestinali, irritabilità e tendenza al pianto. Non è molto diversa dalla sindrome da astinenza dalle benzodiazepine. Dette reazioni di astinenza possono prevenirsi, per mezzo di un programma di riduzione lenta della dose dell'antidepressivo, che dovrebbe durare circa 1-3 mesi (Vedere la Tabella 2). La maggioranza delle persone, che hanno seguito uno dei programmi di  riduzione delle benzodiazepine, saranno ormai esperte nei metodi che si usano per la riduzione degli psicofarmaci. Quando sarà arrivato il momento di sospendere l'antidepressivo, sicuramente, possono pianificare un programma di riduzione adatto ai loro bisogni.

A parte gli effetti terapeutici, in casi di depressione ed ansia, alcuni antidepressivi hanno un effetto sedativo. Questo ha aiutato molto i pazienti che soffrivano di seri problemi di insonnia. L'amitriptilina (Elavil) o la doxepina (Sinequan), a dosi basse (10-15 mg), possiedono una considerabile efficacia nel favorire il sonno, se si prendono prima di andare a dormire. Questi farmaci possono assumersi per brevi periodi di alcuni settimane e, dopo, possono sospendersi riducendo gradualmente la dose o prendendoli un giorno si ed un altro no, prima di coricarsi. La riduzione della dose e la sospensione non costituiscono un problema, quando si prendono piccole dosi per brevi periodi o in modo intermittente.

TABELLA 2. SINTOMI CAUSATI DALLA SOSPENSIONE DI ANTIDEPRESSIVI

SINTOMI FISICI
            Gastrointestinali: dolori addominali, diarrea, nausea, vomito.
            Sintomi simili a quelli dell'influenza: spossatezza, mal di testa, dolori muscolari, debolezza,
         sudorazione, brividi, palpitazioni.
            Disturbi del sonno: insonnia, sogni particolarmente intensi, incubi.
            Disturbi sensoriali: capogiri, senso di leggerezza alla testa, vertigini,
         formicolio, sensazioni di piccole scosse elettriche.
            Disturbi motori: tremori, perdita dell'equilibrio, rigidità muscolare, tic nervosi.

SINTOMI PSICOLOGICI
        Ansia, agitazione
        Crisi di pianto
        Irritabilità
        Iperattività
        Aggressività
        Depersonalizzazione
        Problemi di memoria
        Confusione
        Frustrazione

Beta-bloccanti. In certi casi, durante la riduzione di benzodiazepine, possono manifestarsi i seguenti sintomi: forti palpitazioni, tremori muscolari, scosse motorie. Questi sintomi ostacolano il processo di sospensione del farmaco. Detti sintomi, si  possono controllare o risolvere con i farmaci beta-bloccanti come il propranololo (Inderal). I farmaci di questo tipo inibiscono l'effetto dell'eccesso di secrezione di epinefrina e norepinefrina, adrenalina e noradrenalina, provocato dall’iperattività del sistema nervoso simpatico. I beta-bloccanti rallentano il ritmo cardiaco e servono a prevenire l’eccessiva attività muscolare. Nel caso di sintomi di tipo psicologico hanno uno scarso effetto. Però possono interrompere il circolo vizioso che si instaura quando, le palpitazioni o i tremori causano talmente tanta ansia che, a loro volta, ne provocano una esasperazione. Alcune persone, che stanno continuano a ridurre la dose di benzodiazepine, prendono una piccola dose di questi farmaci (10-20mg di Inderal tre volte al giorno) regolarmente; altri li assumono solamente nei casi in cui i sintomi di un attacco di panico sembrano incontrollabili. Non costituiscono una cura in sé. A volte possono essere di aiuto per attraversare, con più facilità, una fase  critica. In dose più elevata, i beta-bloccanti, si usano per l'ipertensione e per l'angina pectoris, ma non si raccomanda di  prendere queste dosi durante la riduzione delle benzodiazepine. Non dovrebbero essere somministrate a pazienti che soffrono di asma, perché possono provocare una costrizione dei bronchi. Se si sono presi cronicamente, per un certo periodo di tempo, si dovrebbe ridurre lentamente la dose, dato che anche essi possono causare, come reazione da astinenza, un aumento del ritmo cardiaco e palpitazioni.

Ipnotici e sedativi. La maggioranza degli altri ipnotici e sedativi funzionano nello stesso modo delle benzodiazepine. Perfino i barbiturici, i derivati dal cloruro (Noctec®), etilclorovinolo (Placidyl), zoplicone (Zimovane, Imovane), zolpidem (Ambien), zaleplon (Sonata) ed anche l'alcool. Nessuna di queste sostanze dovrebbe essere assunta, come alternativa, per l’insonnia o per riuscire a dormire pisolini durante la riduzione delle benzodiazepine. Tutte possono causare un tipo di dipendenza, simile a quella delle benzodiazepine. Alcune sono ancora più tossiche.

Una possibile soluzione, se ci sono realmente problemi di sonno,  potrebbe essere l’assunzione di una piccola dose di un antidepressivo triciclico, con effetti sedativi (Vedere Antidepressivi, trattati prima). In alternativa si può somministrare, per un breve periodo, un antistaminico con effetti sedativi (per es. la difenilidramina [Benadryl], la prometazina [Fenergan]). Né gli antidepressivi né gli antistaminici hanno lo stesso meccanismo di azione delle benzodiazepine.

Alcune sostanze contenute nei tranquillanti maggiori hanno effetti sedativi. Possono essere usate anche in casi di nausea, vertigini e malori causati dal movimento. A volte, queste sostanze, si somministrano durante la riduzione delle benzodiazepine, specialmente la proclorperazina (Compazine). Tuttavia, queste medicine, possono avere gravi effetti collaterali (disturbi motori, per es. il morbo di Parkinsón) e non se ne raccomanda il loro impiego a lungo termine o in sostituzione delle benzodiazepine.

Altri farmaci. Si sono fatte sperimentazioni cliniche con vari altri farmaci, in casi di riduzione delle benzodiazepine, per vedere se potevano accelerare il processo e prevenire o calmare i sintomi di astinenza, o se potevano migliorare la percentuale di successo a lungo termine. Molte di queste prove erano basate sulla riduzione rapida o sospensione brusca del farmaco. Per esempio, un recente studio statunitense sulla riduzione delle benzodiazepine, in persone che le avevano assunte per lungo tempo (Rickels, Schweizer et al. Psychopharmacology 141,1-5, 1999), valutava gli effetti di un antidepressivo sedativo (trazodone, Desyrel), e quello di un anticonvulsivante (valproato di sodio, Depakote). Nessuno di questi farmaci risultava aver effetto sui gravi sintomi di astinenza. Però bisogna considerare che il tasso di riduzione, della benzodiazepina, era del 25% della dose totale settimanale (una riduzione piuttosto veloce!). Tra gli altri farmaci che sembrarono avere poco o nessun effetto in questi test, durante la riduzione della dose in un periodo di 4-6 settimane, ci sono il buspirone (Buspar, un farmaco ansiolitico), la carbamazepina (Tegretol, un anticonvulsivante), la clonidina (Catapres, un ansiolitico che si usa a volte per la disintossicazione dall'alcool), la nifedipina (Adalat), e l'alpidem.

Sono stati riportati casi nei quali la gabapentina (Neurontin), la tiagabina (Gabitril) e forse anche la pregabalina (che ancora non ha la licenza per la vendita), hanno aiutato ad alleviare i problemi di sonno e di ansia, durante la riduzione e dopo la sospensione. Nonostante questo, non si sono effettuati studi clinici certificati e non è chiaro se queste sostanze, da sole, causino sintomi di astinenza. In pratica, raramente i farmaci complementari sono necessari, quando la riduzione delle benzodiazepine si svolge gradualmente. Solo in casi particolari potrebbe essere indicato un antidepressivo, un beta-bloccante, un antistaminico o un anticonvulsivante. Non c'è necessità di evitare l’assunzione di analgesici comuni, come per esempio il Tylenol, il Feldene, etc. per dolori o malesseri quotidiani.

L’ASSUNZIONE DI BENZODIAZEPINE IN CASI-SITUAZIONI PARTICOLARI DURANTE LA RIDUZIONE E DOPO LA SOSPENSIONE

Che cosa succede se durante il processo di riduzione della dose, o dopo la sospensione totale portata a termine con successo, una persona dovesse sottoporsi ad un intervento chirurgico? Le benzodiazepine sono utili come premedicazione, prima delle operazioni di chirurgia maggiore, e per ottenere effetti sedativi ed amnesici durante le operazioni di chirurgia minore. Molti  ex-pazienti sono terrorizzati, se viene loro somministrata una benzodiazepina con questi propositi. Pensano di rischiare di ritornare a sviluppare una dipendenza da queste sostanze. Possiamo tranquillizzarli: una dose unica di una benzodiazepina, somministrata per un'operazione, non implica il rischio di una nuova assuefazione. Comunque lo stress, che un'operazione implica,  può riportare ad avvertire i sintomi di ansia che si erano manifestati durante il periodo di sospensione delle benzodiazepine. I sintomi descritti in dette circostanze sono stati, in generale, causati dalla stessa paura di averli. Ho osservato, personalmente, molti pazienti che hanno preso dosi reiterate di midazolam (Versed, Hypnovel), una benzodiazepina ad azione breve, per interventi odontoiatrici (è comune che durante la riduzione delle benzodiazepine si manifesti una fobia per gli interventi dentistici), ed anche di altre benzodiazepine (persino il diazepam), per interventi di chirurgia minore e maggiore. Questi pazienti si sono ristabiliti senza nessuna complicazione.

Le persone che ritornano ad assumere benzodiazepine, dopo aver fallito il loro primo tentativo di abbandonarle, possono e devono riprovare. La loro possibilità di riuscire è esattamente uguale a quella di chi riesce a smettere la prima volta.

DIETA, BEVANDE ED ESERCIZIO FISICO

C'è stato un aumento di interesse sul tema relativo alla dieta, durante la riduzione delle benzodiazepine, specialmente in Nord America. Che alimenti/bevande dovrei evitare? Quali integratori dietetici si dovrebbero aggiungere? Queste sono domande frequenti. La mia opinione è che non c'è necessità di ossessionarsi con la dieta. Alcuni consigliano di abbandonare completamente la caffeina e l'alcool. Il punto fondamentale della sospensione eseguita “in casa" è che la gente si abitui ad avere uno stile di vita normale, senza necessità di assumere farmaci. La mia esperienza dimostra che il caffè o il tè, bevuti con moderazione (vanno bene anche due tazzine/tazze al giorno), o quantità normali di cacao, cioccolato o Coca Cola sono perfettamente compatibili, con il percorso di riduzione delle benzodiazepine (salvo i rari casi di persone che sono eccessivamente sensibili alla caffeina, o di quelle con un livello di ansia molto alto). È chiaro che non si deve prendere caffeina nel tardo pomeriggio o bere caffé/tè (fatta eccezione del tipo decaffeinato/deteinato), nel mezzo della notte, se ci sono problemi di insonnia. Proibire una tazzina/tazza di caffé/té a colazione è eccessivo. La persona, dopo tutto, sta tentando di essere normale e socievole, non ossessiva né eccessivamente puntigliosa.

La stessa cosa succede con l'alcool: è permesso bere un bicchiere o due di vino (alcuni dicono persino che faccia bene alla salute). Attenzione, bisogna rendersi conto che non bisogna rimpiazzare la dose decrescente di benzodiazepine, con una dose sempre maggiore di alcool. In generale, non c'è nessun motivo per negarsi piccoli piaceri. La moderazione è il punto chiave: non c'è nessuna necessità di adottare un atteggiamento puritano.

Gli stessi principi si applicano agli alimenti. Gli esseri umani si sono adattati molto bene, attraverso la loro evoluzione, ed hanno imparato ad ottenere le sostanze nutritive che necessitano, da una gran varietà di diete e ad eliminare prodotti inutili. Una dieta normale e salutare che includa abbondante frutta e verdura, una buona fonte di proteine e di grassi (vegetali o animali), e non troppo zucchero puro o "cibi spazzatura", fornisce tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno una persona. Non c'è necessità, in generale, di integratori o di altre vitamine o minerali o di diete speciali per "disintossicarsi." Tutte queste cose  possono essere dannose, se il loro consumo è eccessivo. La raccomandazione di ridurre la farina bianca, lo zucchero bianco, etc. può aiutare alcune persone, ma ho osservato anche che diete eccessivamente restrittive possono avere effetti indesiderati. Alcune persone dicono che si sentono molto meglio dopo avere fatto una determinata dieta. Questo ci porta a chiederci che tipo di dieta stavano seguendo prima!

Può capitare che alcune persone manifestino una certa intolleranza ad alcuni alimenti, benché questo non rappresenti una vera allergia. In questi casi deve prevalere il buonsenso e bisogna evitare questi cibi per un certo periodo. Se si hanno dubbi, si consulti un dietologo o un nutrizionista di cui vi fidate e senza preconcetti ma, in generale, seguite una dieta normale e salutare, senza capricci né mode passeggere. Prima che le diete diventassero tanto "di moda", migliaia di persone hanno sospeso l’assunzione delle benzodiazepine, in tutto il mondo, con abitudini alimentarie molto diverse, senza restrizione alcuna. Questo continua ad essere valido ancora oggi.

Una dieta normale include un’assunzione normale di liquidi. La necessità di acqua e di sali varia in relazione alla costituzione del fisico, alla temperatura ambientale, all'esercizio atletico praticato, etc. e, pertanto, non può dirsi con esattezza la quantità esatta di sali o di acqua di cui ha bisogno una persona. Tuttavia, non c'è alcuna necessità di bere quantità extra di liquidi, durante il programma di riduzione, con l'obiettivo di "liberarsi delle impurità o delle tossine." L’organismo è molto abile in questo, anche se l’assunzione di bevande è minimo. D'altra parte, semplicemente, ogni eccesso di liquidi assunti viene eliminato in modo naturale.

Si raccomanda di fare esercizio fisico moderato, durante la riduzione delle benzodiazepine. Questo aiuta a mantenersi in buona forma fisica, aumenta la resistenza, la circolazione del sangue nel cervello, nei muscoli, nella pelle e migliora l'umore. Ma non c'è motivo di lasciarsi schiavizzare, facendo esercizi che si odiano. L'obiettivo è quello di arrivare a condurre una vita sana. Questa, per definizione, comprende un po' di esercizio fisico, fatto in modo tale da risultare gradevole.

Fumare. Visto l'attuale atteggiamento verso questa forma di assuefazione, tanto spiacevole, quasi non oso menzionarla. Nel caso dei fumatori, forse, è chiedere troppo tentare di smettere di fumare e ridurre contemporaneamente la dose di benzodiazepine. Molti hanno scoperto che smettere di fumare è più facile, quando hanno già sospeso le benzodiazepine; in qualche modo, può capitare che il desiderio di nicotina diminuisca. In generale, preoccuparsi eccessivamente di abitudini indesiderate, o per la dieta, può aumentare lo stress causato dalla riduzione delle benzodiazepine. È meglio stare tranquilli, rilassarsi ed essere comprensivi con sé stessi.

IL DECORSO DEL PROCESSO DI SOSPENSIONE

Durante la sospensione delle benzodiazepine, normalmente, i sintomi che si accusano possono aumentare o diminuire, sia per livello di intensità sia come tipologia. Possono inoltre variare da un giorno all’altro, da una settimana all’altra, e persino in vari momenti dello stesso giorno. Alcuni di questi sintomi vanno e vengono, altri invece possono durare per più tempo. Non bisogna lasciarsi scoraggiare da questi alti e bassi ricorrenti. Questi alti e bassi diventano meno gravi e meno frequenti, man mano che passa il tempo. Nel decorso tipico, dopo alcune settimane, appaiono le così dette "finestre" di normalità. Sono momenti nei quali ci si sente bene, per alcune ore o giorni. A poco a poco, queste "finestre" diventano più frequenti e durano di più, mentre qualunque malessere, che possa essere avvertito, si va lentamente riducendo e finalmente sparisce.

È impossibile stabilire con esattezza la durata dei sintomi da sospensione. Questo dipende dalla situazione da cui si comincia, da quanto appoggio è necessario e quanto effettivamente se ne riceve, da come si riesce a gestire il percorso di sospensione e da molti altri fattori. Seguendo i programmi di riduzione graduale e lenta, in alcuni casi, le persone che hanno fatto uso prolungato di benzodiazepine hanno sperimentato che tutti i loro sintomi sono gradualmente scomparsi. Anche i restanti sintomi, in generale, si esauriscono entro pochi mesi dalla completa cessazione di assunzione della medicina. La vulnerabilità a qualunque tipo di stress, nel caso si verifichi un evento inaspettato od occasionale, può durare più a lungo. Un momento di grave stress psico-fisico può far riemergere, momentaneamente, i tipici sintomi da sospensione. Qualunque tipo di sintomo abbiate avuto, la cosa migliore da fare è non soffermarsi troppo a pensarci. Dopo tutto un sintomo non è altro che un sintomo e, nella maggior parte dei casi, quando si manifesta, durante il periodo di sospensione, non è segno di malattia bensì un segnale dell’avvenuto recupero. Inoltre, col passare del tempo, aumenterà la vostra consapevolezza, la vostra esperienza e potrete trovare modi più efficaci per gestire i vari problemi che, eventualmente, insorgeranno. L’importanza che gli attribuite diminuirà inesorabilmente.

Una scoperta rassicurante, che deriva da innumerevoli test clinici, è che il successo finale, nella sospensione delle benzodiazepine, non dipende dalla durata del periodo in cui sono state impiegate, né della dose, né dal tipo di benzodiazepina, né  dalla velocità di riduzione, né dalla gravità dei sintomi, né dalla diagnosi psichiatrica, né da eventuali precedenti tentativi falliti. Sembra piuttosto che, qualunque sia la situazione in cui ci si trova, l’ottimismo, la motivazione e la determinazione a smettere, da parte del paziente, siano i fattori più importanti ad incidere sul positivo completamento del processo.

I SINTOMI DA SOSPENSIONE PERSISTENTI (A LUNGO TERMINE)

Un esiguo numero di persone, che hanno sospeso le benzodiazepine, sembrano accusare malesseri per un ulteriore periodo di tempo. Questi sintomi perdurano e non si esauriscono neanche dopo mesi e, talvolta, persino anni. Si è calcolato che, probabilmente, il 10-15% di coloro i quali  hanno assunto benzodiazepine, per lunghi periodi, sviluppano la "sindrome da post-sospensione." Molte di queste persone hanno assunto benzodiazepine per 20 anni o più ed hanno avuto serie difficoltà durante la riduzione del farmaco. L'incidenza di questi sintomi persistenti, in coloro che hanno seguito un programma graduale e lento di riduzione delle medicine, avendo l’accortezza di adeguarsi alle singole reazioni personali, è però molto ridotta.

La Tabella 3 elenca le manifestazioni che più probabilmente possono trasformarsi in sintomi a lungo termine. Questi comprendono ansia, insonnia, depressione, vari sintomi sensoriali e motori, disturbi gastrointestinali,  cattiva memoria e disturbi nelle funzioni cognitive. Non sono chiari i motivi per i quali detti sintomi, in alcune persone, persistono. Probabilmente vengono coinvolti diversi fattori, alcuni dovuti direttamente all’azione del farmaco ed altri dovuti ad effetti indiretti o secondari (vedere la Tabella 4).

TABELLA 3. ALCUNI SINTOMI PERSISTENTI CAUSATI DALLA SOSPENSIONE DELLE BENZODIAZEPINE

Sintomi
Decorso Normale
Ansia - Diminuisce gradualmente entro un anno
Depressione - Può protrarsi per alcuni mesi. Risponde a terapia con farmaci antidepressivi
Insonnia - Diminuisce gradualmente entro 6-12 mesi
Disturbi sensoriali: tinnito, formicolio, prurito, intorpidimento, dolori intensi o bruciori agli arti, sensazioni di tremore interno o di vibrazioni, sensazioni strane sulla pelle - Regrediscono gradualmente ma possono persistere per un anno ed occasionalmente anche per più anni
Disturbi motori: dolori muscolari, debolezza, crampi, spasmi, tremori - Regrediscono gradualmente ma possono persistere per un anno ed occasionalmente anche per più anni
Disturbi di memoria e deterioramento delle funzioni cognitive - Regrediscono gradualmente ma possono persistere per un anno ed occasionalmente anche per più anni
Disturbi gastrointestinali - Regrediscono gradualmente ma possono persistere per un anno ed occasionalmente anche per più anni

 

TABELLA 4. ALCUNE DELLE CAUSE CHE POSSONO PROVOCARE SINTOMI DA SOSPENSIONE PERSISTENTI

 

Possibili meccanismi
Effetti

1. Blocco della capacità di apprendere strategie per la gestione di situazioni stressanti. La mancanza di tali capacità si evidenzia durante la riduzione delle benzodiazepine

Ansia, vulnerabilità allo stress

2. Deterioramento della memoria, causato dalle benzodiazepine, che ostacola la normale rielaborazione psicologica di episodi traumatici della vita. La mancanza di tali processi si evidenzia durante la riduzione delle benzodiazepine

Ansia, depressione

3. Esperienze traumatiche durante i precedenti tentativi di riduzione e/o sospensione del farmaco

Disturbo post-traumatico da stress

4. (?) Alterazioni biochimiche causate dalle benzodiazepine (serotonina, norepinefrina [noradrenalina], ormoni relazionati con lo stress)

Depressione

5. Ipereccitabilità del sistema nervoso dovuta ai costanti cambiamenti che si producono nei recettori benzodiazepinici e del GABA

Disturbi di tipo sensoriale e motorio, ansia e insonnia

6. (?) Danni strutturali o funzionali ai tessuti cerebrali

Disturbi di memoria e deterioramento delle funzioni cognitive

7. (?) Modifiche nell'intestino e nel sistema immunitario

Disturbi gastrointestinali

8. (?) Ritenzione prolungata delle benzodiazepine nei tessuti dell'organismo

Ipereccitabilità persistente del sistema nervoso

(?) indica possibili meccanismi di azione per i quali, per ora, non esistono certi riscontri scientifici

Ansia. L'ansia, che persiste anche dopo la fase più difficile della riduzione, può essere, in parte, dovuta al fatto che viene smascherata una mancanza di apprendimento, causata dalle benzodiazepine. Specificatamente, questi farmaci, provocano un deterioramento nella capacità di acquisire nuove abilità, tra le quali ci sono le strategie che aiutano a gestire e dominare lo stress. Queste abilità si acquisiscono continuamente, in modo naturale, dall’infanzia fino alla maturità ed anche dopo, man mano che la persona matura ed accumula esperienza. Il suo sviluppo può rimanere bloccato, per un certo periodo di anni, mentre si assumono benzodiazepine. Dopo la sospensione, la persona che le assumeva rimane in uno stato di vulnerabilità, con un decremento della sua capacità di affrontare situazioni stressanti. Il totale recupero può richiedere molti mesi, durante i quali si imparano nuove strategie per controllare lo stress. Queste nuove capacità rimpiazzeranno le innaturali abitudini ormai acquisite (assumere tranquillanti in momenti di agitazione).

In secondo luogo, la sospensione delle benzodiazepine può smascherare problemi esistenziali che la persona non aveva mai risolto in modo soddisfacente. Per esempio, il deterioramento della memoria, causato dalle benzodiazepine, può ostacolare la normale rielaborazione e risoluzione di uno stress personale vissuto all’epoca di un lutto o di un incidente stradale. È possibile che queste esperienze, rimaste "sepolte" o parzialmente dimenticate, debbano essere affrontate dopo la sospensione del farmaco e che prolunghino, in un certo modo, sia lo stato di ansia sia la depressione. Non è inusuale che una persona rimasta vedova, alla quale erano state prescritte, fin dall’evento, benzodiazepine, debba affrontare realmente, come se fosse la prima volta, la dolorosa esperienza di quel dolore dopo la sospensione delle medicine. Tutto questo nonostante il lutto avesse avuto luogo molti anni prima.

Può esserci un terzo fattore che svolge un ruolo importante. E' il caso di coloro che hanno avuto esperienze traumatiche, durante la sospensione del farmaco. Questo non è raro nei pazienti che si sono sottoposti ad una rapida sospensione, senza che fossero state date loro sufficienti spiegazioni; spesso in un ospedale o in centri di disintossicazione, a volte  persino a casa, quando il dottore ha loro sospeso, bruscamente, la prescrizione. In queste persone possono manifestarsi malesseri dovuti a Sindrome Post-Traumatica da Stress (SPTS) e queste sgradevoli esperienze si ripetono costantemente, come ricordi ripetitivi o "flashbacks", o in forma di incubi. Questo non può che prolungare lo stato ansioso.

Inoltre molte persone (non tutte), di coloro che hanno fatto uso prolungato di benzodiazepine, sono individui con scarsa autostima (di natura). Sono persone inquiete e sensibili i cui problemi di ansia hanno portato i loro medici, a prescrivere le benzodiazepine. L'ansia costante perdura, anche durante il trattamento, e forse aumenta con l'uso delle benzodiazepine. Questo induce il dottore a continuare a prescrivere questi farmaci. Può essere necessario molto tempo affinchè queste persone recuperino, o riescano a raggiungere una completa fiducia in se stessi.

Nonostante tutti questi fattori, i sintomi persistenti tipici dell'ansia come l'agorafobia ed il panico, senza dubbio, tendono a diminuire gradualmente e raramente durano più di un anno. Questo processo si può accelerare se si dispone di un buon supporto psicologico e si adottano i consigli che proponiamo nella sezione sui sintomi dell'ansia. Che lo si creda o no, le persone si sentono più sicure di sé dopo avere sospeso l'assunzione delle benzodiazepine, rispetto al momento in cui hanno cominciato a prendere questi farmaci.

Depressione. La depressione può essere causata o aggravata per l'uso cronico delle benzodiazepine, ma anche questo sintomo è una caratteristica della sindrome da astinenza. I sintomi associati alla depressione possono apparire per la prima volta dopo la sospensione dell'assunzione, a volte dopo alcune settimane. Possono essere acuti e prolungarsi per alcuni mesi. Non è chiaro se le persone che avevano sofferto già in precedenza di depressione, o che hanno una storia familiare di depressione, siano più propense a questa complicazione, né neanche si capiscono bene le sue cause. Come si è già discusso, nei Capitoli I e II, le benzodiazepine interrompono la funzione di molti neurotrasmettitori ed ormoni, e la depressione potrebbe esserne la conseguenza: per esempio, la scarsa attività della serotonina, combinata con lo stress che implica la riduzione dell’assunzione farmaco. Se i sintomi depressivi sono sufficientemente gravi, e tali da giustificare un trattamento farmacologico, la depressione che può manifestarsi, durante la riduzione o dopo la sospensione del farmaco, risponde ai farmaci antidepressivi e/o alla terapia cognitiva. In generale diminuisce gradualmente in 6-12 mesi.

Insonnia. La cattiva qualità del sonno è un fattore molto comune, che accompagna sia l'ansa sia la depressione. Nei casi di ansia, nel paziente c’è una tipica difficoltà ad addormentarsi; mentre la depressione è associata con lo svegliarsi prima del solito al mattino e con lo svegliarsi frequentemente durante la notte. Anche l'insonnia è molto comune come sintomo acuto di astinenza, insieme ad incubi ed altre turbe del sonno. In alcuni casi, tuttavia, l'insonnia (a volte con gambe agitate e con contrazioni dei muscoli), persiste come sintomo unico nonostante gli altri sintomi siano già spariti. Può durare molti mesi. Nonostante questo, le persone che dormono male possono stare tranquille: alla fine del processo di recupero si ristabilisce il ritmo normale del sonno. Ci sono meccanismi naturali, estremamente potenti nell'organismo, che fanno si che il cervello non possa rimanere privo, per molto, di un buon sonno.

Disturbi sensoriali e motori. Non c'è alcun dubbio: la sospensione delle benzodiazepine lascia, dietro di sé, un sistema nervoso con una sensibilità estrema, a tutti quelli che sono gli stimoli sensoriali e motori. Generalmente, questo si normalizza in alcune settimane ma, in alcuni casi, le sensazioni fastidiose persistono.

Uno dei sintomi sensoriali più fastidiosi è il tinnitus o tinnito. E' un ronzio, fischio o sibilo costante nell'udito che si è osservato in molti studi sulla riduzione delle benzodiazepine. Una signora descriveva il suo ronzio come un "suono acuto" che penetrava fino nelle profondità della sua testa. Spesso, questo suono, è associato ad una parziale perdita della capacità uditiva e non è insolito in persone con sordità parziale nervosa che non hanno mai assunto benzodiazepine. Nonostante questo, generalmente, compare per la prima volta, durante la riduzione delle benzodiazepine, anche in individui che soffrono di sordità parziale da anni. Questo ronzio nelle orecchie può essere unilaterale o localizzato in un determinato punto (anche nelle persone affette da perdita dell'udito simmetrica bilaterale). Non si sa se le persone che hanno assunto benzodiazepine, per periodi prolungati, siano particolarmente propense al tinnito e, se così fosse, se ne ignora la causa. Può persistere per anni e non risponde sempre ai normali trattamenti contro il tinnito (maschere uditive, etc.); né può sempre essere alleviato ricominciando il trattamento con benzodiazepine. Tuttavia, i pazienti che soffrono di tinnito in forma persistente, dopo la sospensione del farmaco, dovrebbero consultare uno specialista o addirittura, essere fortunate e trovare una clinica specializzata in questo tipo di disturbi.

Ci sono una serie di sensazioni del corpo che possono persistere, dopo la sospensione del farmaco. Queste comprendono: tremito, prurito, formicolio o intorpidimento in certe zone del tronco, del viso, degli arti e delle dita. Queste sensazioni possono manifestarsi insieme a bruciori con dolore che, a volte, sembrano prodursi in parti profonde dei muscoli o delle ossa. Alcune persone si lamentano di sentire un "tremore interno" o una sensazione di vibrazione. Altre hanno descritto sensazioni abbastanza curiose, come se sentissero acqua o fango fluire sul corpo, o come se un serpente si muovesse sul loro cuoio capelluto. I sintomi motori, che probabilmente possono persistere, comprendono tensione muscolare, debolezza, crampi, contrazioni, spasmi e tremori anche di una certa entità.

I meccanismi che probabilmente provocano la persistenza di sintomi sensoriali e motori. Malgrado i sintomi sopra menzionati siano aggravati spesso dallo stress, è chiaro che non si devono unicamente all'ansia. Questi suggeriscono che esista una disfunzione nella trasmissione degli stimoli motori e sensoriali nella spina dorsale e/o nel cervello. Un indizio interessante, su quale possa essere questo meccanismo, è quello offerto da uno studio effettuato con il flumazenil (Anexate, Romazicon), un antagonista dei recettori benzodiazepinici, pubblicato da Lader e Morton (Journal of Psychopharmacology 1992, 6, 357-63).  Quando questo farmaco veniva somministrato, per via endovenosa, alleviava immediatamente i sintomi di tipo prolungato (tensione muscolare, formicolio, debolezza, crampi muscolari o contrazioni, bruciori, scosse o tremori) che si manifestavano in 11 pazienti, da 5 fino a 42 mesi, dopo la sospensione delle benzodiazepine. I sintomi migliorarono del 27-82 per cento. I pazienti coi livelli di ansia più bassi, erano quelli che meglio rispondevano al trattamento. Invece non ci fu alcuna risposta all'iniezione di soluzioni saline.

Si pensa che il flumazenil agisca "resettando” [ristabilendo l'azione] dei recettori del GABA e dei recettori benzodiazepinici (Vedere il Capitolo I), in modo tale che diventino più ricettivi (sensibili), all'azione inibitoria del GABA. I risultati evidenziano che alcuni sintomi persistenti si devono all'impossibilità dei recettori di ritornare al loro normale stato funzionale, dopo che hanno perso le loro capacità di rispondere agli effetti del GABA, a causa dell’instaurarsi del fenomeno della tolleranza (Vedere il Capitolo I). La risposta al flumazenil prova anche  che le benzodiazepine possono causare effetti farmacologici di maggiore durata, rispetto a quello che si pensava prima.

Sfortunatamente, il flumazenil non costituisce una cura applicabile ai sintomi persistenti. La sostanza deve essere iniettata per via endovenosa e la sua azione è troppo breve. Offre solamente un sollievo, temporaneo, del sintomo. Non può somministrarsi ad una persona che stia ancora assumendo benzodiazepine, dato che provoca immediatamente una grave crisi di astinenza. Tuttavia, malgrado i sintomi sensoriali e motori sembrino, a volte, essere quasi permanenti, in realtà la loro gravità diminuisce con gli anni, senza il flumazenil. Non costituiscono una grave malattia neurologica. Questi sintomi possono essere alleviati parzialmente con tecniche di rilassamento. Alcuni sintomi motori e sensoriali possono rispondere alla carbamazepina (Tegretol) mentre i sintomi motori possono rispondere al propranololo (Inderal).

Problemi cognitivi e di memoria. Si sa perfettamente che le benzodiazepine provocano un deterioramento della memoria e di alcune funzioni cognitive, relazionate specialmente con la capacità di mantenere la concentrazione. Alcune persone, che assumono questi farmaci da lungo tempo, si lamentano di una perdita delle capacità intellettive. Ciò persiste  anche dopo la sospensione. Si sono portati a termine particolari studi in relazione a questo problema: indicano che il miglioramento può essere molto lento. Gli studi più lunghi riguardano il monitoraggio per un periodo di soli 10 mesi, dopo la cessazione dell'assunzione, di pazienti che consumavano benzodiazepine da lungo termine, in dosi terapeutiche. Il deterioramento cognitivo, benché migliorasse lentamente, perdurava per tutto quel periodo e non era relazionato col livello di ansia (Tata et al. Psychological Medicine 1994, 24, 203-213). Alcuni studi svedesi hanno dimostrato che, benché il deterioramento intellettivo migliorasse, ancora si manifestava 4-6 anni dopo l'interruzione dell’assunzione del farmaco. Ma, in tali ultime ricerche menzionate, non risultò chiaro se l'alta dose che i soggetti avevano ingerito e/o l'uso dell'alcool avessero rappresentato fattori addizionali, che avevano contribuito a questo fenomeno.

Le benzodiazepine provocano danni cerebrali strutturali? I risultati delle ricerche riportati finora fanno sorgere spontanea la domanda se le benzodiazepine possano causare danni strutturali nel cervello. Come l'alcool, le benzodiazepine sono liposolubili [solubili nei grassi] e sono assorbite dalle membrane delle cellule cerebrali, che contengono grassi (lipidi). Si è ipotizzato che il consumo di benzodiazepine, per molti anni, potesse arrivare a causare modificazioni fisiche come, per esempio, il restringimento della corteccia cerebrale, come già è dimostrato negli alcolisti cronici, e che queste modificazioni possano essere solo parzialmente reversibili, dopo la sospensione dell'ingestione del farmaco. Tuttavia, nonostante i molti studi di tomografia computerizzata (TAC) che sono stati effettuati, non è dimostrato in forma definitiva che esistano segni di atrofia cerebrale, nel caso dei pazienti che ingeriscono benzodiazepine in dose terapeutica. Anche i risultati delle ricerche negli individui che abusano di queste sostanze, con dosi elevate, hanno dato esito negativo. È possibile che le benzodiazepine provochino danni lievi, che non possono essere scoperti con i metodi di indagine strumentale in uso oggi. Comunque, in base ai risultati di cui disponiamo, non c'è motivo di pensare che le modifiche, indotte dalle benzodiazepine, siano permanenti.

Sintomi gastrointestinali. I sintomi gastrointestinali possono protrarsi dopo la sospensione, di solito negli individui che avevano avuto, in passato, disturbi digestivi. Alcune di queste persone possono sviluppare, apparentemente, un'intolleranza a certi alimenti, sebbene validi test clinici sull’allergia alimentare  (per esempio gli anticorpi contro i componenti specifici di un alimento), abbiano dato esiti quasi sempre negativi. Tuttavia, molti pazienti pensano di avere subito un danno al sistema immunitario o di aver sviluppato candidosi intestinale. Per ora non esistono prove scientifiche certe su questo argomento benché, come già abbiamo detto prima, anche la presenza di recettori benzodiazepinici nell'intestino e l'uso delle benzodiazepine, o la loro sospensione, possano incidere sulle risposte del sistema immunitario. Ci sono studi che dimostrano che l'iperventilazione cronica provoca secrezione di istamina (una sostanza rilasciata quando si producono reazioni allergiche), e che l'incidenza delle intolleranze alimentari e delle reazioni "pseudo-allergiche" è alta nelle persone che soffrono di iperventilazione cronica. Per maggiori informazioni, consigli e raccomandazioni sulla dieta, la respirazione e le infezioni da candida si possono consultare i libri di Shirley Trickett, che sono menzionati nella bibliografia che si trova alla fine di questo Capitolo. Generalmente non è raccomandabile seguire un tipo di dieta troppo rigida, che esclude molti alimenti. Invece i sintomi di tipo gastrointestinale, dovuti alla riduzione delle benzodiazepine, gradualmente diminuiscono con una dieta equilibrata, varia ed uno stile di vita salutare, che comprenda l'esercizio fisico praticato regolarmente.

Come gestire i sintomi persistenti. Alcune persone hanno paura che i sintomi, associati con la riduzione del farmaco, possano durare per sempre, e che non si ristabiliranno mai completamente. Queste paure riguardano, in particolare, le funzioni cognitive (il deterioramento della memoria, della capacità di ragionamento) ed alcuni altri problemi persistenti come i dolori muscolari ed i disturbi gastrointestinali.

Queste persone possono stare tutte tranquille. I dati dimostrano che continua sempre a prodursi un graduale ma costante miglioramento di questi sintomi, dopo la sospensione, benché questo processo possa aver bisogno di molto tempo, anche diversi anni, in alcuni casi. La maggioranza delle persone avvertono un miglioramento definitivo, col passare del tempo, perché i sintomi diminuiscono gradualmente, fino ad arrivare a livelli che sono molto più bassi, rispetto a quanto hanno sperimentato nei primi giorni del programma di sospensione. Alla fine regrediscono quasi completamente. Tutti gli studi mostrano un miglioramento costante, benché lento, delle funzioni cognitive e dei sintomi fisici. La maggioranza degli studi portati a termine non si estendono mai oltre il periodo di un anno, a partire dalla sospensione dell'assunzione, ma i risultati dimostrano che il miglioramento continua oltre questo intervallo. Non c'è alcun riscontro scientifico sul fatto  che le benzodiazepine causino  danni permanenti nel cervello, né nel sistema nervoso né nell'organismo.

Le persone, che soffrono di sintomi da astinenza persistenti, possono fare molto per aiutare se stesse. Per esempio:

  1. Fate esercizio fisico. La ginnastica migliora la circolazione sanguigna, il funzionamento del cervello e del resto dell'organismo. Trovate un’attività che per voi sia piacevole praticare: incominciate a farla partendo da un livello di intensità basso, aumentatelo progressivamente. Continuate a farla regolarmente. L'esercizio fisico aiuta anche a curare la depressione, diminuisce la stanchezza e migliora, in generale, lo stato di forma fisica della persona.

  2. Esercitate la mente. Usate la mente, trovate attività che possano migliorarne la sua efficienza: tenete degli appunti scritti es. lista delle commissioni o delle cose da fare, risolvete cruciverba, cercate di scoprire quello che più vi infastidisce o disturba; una soluzione si trova sempre. Tornare ad esercitare le facoltà cognitive aiuta le persone a trovare soluzioni per tentare di migliorare, o risolvere, il deterioramento temporaneo di queste facoltà.

  3. Cercate attività che vi interessino o aumentate quelle che già praticate. Trovare, all'aperto, un'attività nella quale dovete impegnarvi mantiene la mente in esercizio, aumenta la motivazione, distrae, non permette che vi concentriate sui vostri sintomi e potreste addirittura fare qualcosa per aiutare gli altri.

  4. Calmate e controllate le emozioni. Soprattutto, smettetela di preoccuparvi. Le preoccupazioni, la paura e l'ansia sono tutti fattori che aumentano i sintomi da astinenza. Molte di queste manifestazioni, in effetti, sono provocate dall’ansia stessa e non sono segni di danni cerebrali né di disturbi del sistema nervoso. Le persone che hanno paura della riduzione delle benzodiazepine manifestano sintomi più intensi di quelli che, semplicemente, affrontano con naturalezza questo processo e pensano al recupero con fiducia ed ottimismo.

Per quanto tempo le benzodiazepine rimangono nell'organismo dopo la sospensione dell'assunzione? Questa domanda viene frequentemente posta da persone che soffrono di sintomi persistenti. È possibile che una delle cause della persistenza dei sintomi sia che le benzodiazepine rimangono nell'organismo per mesi, depositate forse, nella parte più profonda di tessuti come quelli del cervello e quelli delle ossa? L'eliminazione molto lenta di questi depositi di sostanze può essere il motivo della persistenza dei sintomi?

Come succede con altri argomenti riguardanti le benzodiazepine, ancora si ignorano le risposte a queste domande. Si sono valutate le concentrazioni plasmatiche delle benzodiazepine e si è dimostrato che raggiungono livelli talmente bassi che non si possono rilevare dopo 3-4 settimane dalla sospensione dell'assunzione della dose terapeutica. È difficile ottenere informazioni sulla concentrazione delle benzodiazepine nel cervello ed in altri tessuti, specialmente negli esseri umani. Per certo, le benzodiazepine entrano nel cervello e si sciolgono anche in tutti i tessuti grassi (quelli che contengono lipidi), inclusi i depositi di grasso in tutto il corpo. E’ possibile che rimangano in questi tessuti per qualche tempo, nonostante la loro concentrazione plasmatica sia talmente bassa da non poter più essere rilevata. Comunque la maggior parte dei tessuti dell'organismo sono affini al sangue, che costantemente circola in essi e li attraversa, e non esistono meccanismi conosciuti per i quali le benzodiazepine rimangono “bloccate” in certi tessuti come quelli del cervello. Non esistono informazioni sul periodo di tempo in cui le benzodiazepine rimangono nelle ossa. Comunque le ossa hanno un minore contenuto di grassi, ma anche una minore velocità di ricambio cellulare.

Nonostante tutto supponiamo che la concentrazione di benzodiazepine, che rimangono depositate nei tessuti dopo la sospensione dell'assunzione, deve essere molto bassa. Altrimenti le sostanze uscirebbero dai tessuti ed entrerebbero nel circolo sanguigno in quantità apprezzabili. È difficile immaginarsi che tali concentrazioni siano sufficienti per produrre effetti clinici, o che possano avere effetti rilevanti della durata di mesi o anni. D'altra parte, non è neanche inconcepibile che tali basse concentrazioni possano essere sufficienti ad ostacolare i recettori del GABA e gli altri recettori benzodiazepinici del cervello a funzionare nel modo primitivo, originale, nel quale si trovavano prima che cominciasse l'assunzione dei farmaci. Se così fosse, i recettori continuerebbero ad essere insensibili all'azione tranquillante naturale del GABA (Vedere il Capitolo I), e l'effetto sarebbe quello di prolungare lo stato di ipereccitabilità del sistema nervoso. Nella Tabella 4 si indicano i possibili fattori che possono contribuire al mantenimento dei sintomi persistenti.

EPILOGO

Questo capitolo termina con molte domande per le quali non ci sono ancora risposte. La sospensione delle benzodiazepine continua ad essere una questione aperta e bisogna fare molta attenzione a diversi aspetti:

  1. Formazione professionale. È necessario che tutti i dottori ed il personale paramedico debbano acquisire maggiori conoscenze su questo argomento e che debbano ricevere migliori informazioni su: modalità di  prescrizione delle benzodiazepine (prescriverle solamente per periodi limitati), effetti collaterali di questi farmaci (specialmente la dipendenza), metodi di riduzione e/o sospensione (riduzione graduale e lenta con un adeguato sostegno). Queste informazioni dovrebbero essere a disposizione dei medici di famiglia, degli psichiatri e di altri specialisti, del personale che lavora nelle cliniche di disintossicazione, dei farmacisti, degli psicologi, di altri terapeuti e del personale infermieristico. La maggiore presa di coscienza del problema e la pressione, esercitata dagli stessi pazienti, potrebbero accelerare questo processo.

  2. Ricerca. È necessario che si realizzino più studi, sugli effetti dell'uso prolungato delle benzodiazepine. Tra i temi speciali di studio, che dovranno essere affrontati, ci sono gli effetti del farmaco sulla struttura del cervello. Dovranno essere  usate le tecniche moderne come la Risonanza Nucleare Magnetica (RNM) e la Risonanza Nucleare Magnetica Funzionale (RNMf) del flusso sanguigno nel cervello, combinate con prove neuropsicologiche. C’è anche bisogno di lavori più dettagliati nel campo, ancora poco studiato, degli effetti delle benzodiazepine sul sistema endocrino, sull’apparato gastrointestinale e sul sistema immunitario.

  3. Terapie. È necessario trovare terapie migliori per il trattamento dell'ansia e dell'insonnia. Non è certo che possano scoprirsi farmaci in grado di "curare" veramente l'ansia o l'insonnia. Potrebbero sicuramente studiarsi e svilupparsi agenti farmacologici con meno effetti collaterali. Ad esempio i topi, trattati con l'antagonista benzodiazepinico flumazenil insieme ad una benzodiazepina, non sviluppano tolleranza ma sono soggetti ad un effetto ansiolitico. Questa combinazione di farmaci potrebbe anche funzionare negli esseri umani, ma non si sono ancora fatte sperimentazioni, con antagonisti benzodiazepinici ad azione lunga, che possano essere assunti per via orale. D'altra parte, gli stabilizzatori dell'umore come la gabapentina, la tiagabina e la pregabalina rappresentano alternative promettenti, perché il loro meccanismo di azione è diverso da quello delle benzodiazepine. Allo stesso tempo, terapie psicologiche per il trattamento dell'ansia e dell'insonnia potrebbero migliorarsi, insegnarsi e diffondersi molto di più tra gli specialisti. E’ certamente possibile che possano scoprirsi metodi migliori, di quelli che sono esposti in questa monografia, per la riduzione e la successiva sospensione delle benzodiazepine, in persone in cui si è ormai sviluppata la dipendenza da questi farmaci.

  4. Creazione di strutture specifiche. È necessario creare strutture, che siano a disposizione delle persone  che hanno sviluppato la dipendenza dalle benzodiazepine. I centri di disintossicazione, che offrono trattamenti contro la dipendenza dall'alcool e dalle droghe illegali, non sono appropriati per coloro ai quali sono state somministrate benzodiazepine su prescrizione medica e che, senza saperlo e senza averne colpa, ne sono diventati involontariamente dipendenti. In questi centri si sospende il farmaco in modo troppo veloce e si applicano regole di protocolli troppo rigidi, che non sono adeguati per i pazienti che stanno cercano di vincere i sintomi da astinenza. C'è una gran necessità di creare cliniche che si specializzino nella sospensione delle benzodiazepine, dove i pazienti possano ricevere assistenza personalizzata e flessibile, sostegno adeguato e molta comprensione da parte del personale, durante tutto il trattamento. Ci sono, attualmente, pochi gruppi di sostegno formati da volontari che lottano per risolvere queste carenze, utilizzando, con coraggio, le pochissime risorse economiche che hanno a disposizione. Un adeguato finanziamento permetterebbe di utilizzare alloggi appropriati dove i pazienti, che lo necessitano, potrebbero passare brevi periodi di riposo in un ambiente “amico”, diverso da una vera e propria struttura ospedaliera, in quei momenti più difficili che possono presentarsi durante la sospensione dei farmaci.

Infine, nel XXI secolo, è una tragedia che ancora milioni di persone, in tutto il mondo, soffrano dei sintomi provocati per gli effetti collaterali delle benzodiazepine. Quasi 50 anni dopo che questi farmaci sono stati introdotti nella pratica medica (negli anni 50), non dovrebbe essere necessario redigere una monografia come questa. Spero che l’esperienza di sofferenza di molti pazienti, da cui è scaturito il contenuto di questo testo, possa aumentare la consapevolezza, tra i medici e gli altri professionisti che operano nelle strutture sanitarie e sull’opinione pubblica in generale, sui problemi associati con l'uso prolungato delle benzodiazepine e con la loro successiva sospensione.

ULTERIORI LETTURE


Indice · Sommario · Introduzione · Capitolo I · Capitolo II · Programmi di Sospensione Lenta · Capitolo III
Dichiarazione di Esclusione di Responsabilità Medica · Ordinatene una Copia Stampata · Pagina della Professoressa Ashton
Versioni del Manuale di Ashton in Altre Lingue


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Newcastle University, Newcastle upon Tyne, NE4 5PL, England, UK



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